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Kusterle. I segni della metembiosi / The Marks of Metembiosis

dal 05 aprile 2014 al 01 giugno 2014

Galleria Regionale d’Arte Contemporanea Luigi Spazzapan

Inaugurazione: sabato 5 aprile 2014, ore 18.00

Dal 5 aprile all’1 giugno 2014


Nel 2003 alla Spazzapan fu presentata la mostra di Roberto Kusterle Riti del corpo e oggi, a undici anni di distanza, la Galleria ospita una sezione della rassegna dedicata all'artista, Kusterle. I segni della metembiosi, che si svolge in contemporanea al Museo Civico del Territorio di Cormòns.
Anteprima/appendice della più completa esposizione cormonese, l'iniziativa alla Spazzapan ha una sua specifica fisionomia e s'inserisce nella serie di rassegne "Il progetto e l'opera", volte all'approfondimento della lettura dell'opera d'arte attraverso il racconto dell'artista stesso.

Le opere esposte alla Spazzapan appartengono al ciclo I segni della metembiosi (2012-2013) che si riallaccia e sviluppa le ipotesi, i pensieri e i ragionamenti dei precedenti lavori. Il rapporto tra la figura umana e il regno animale e vegetale viene indagato alla ricerca di una identità di fondo, metaforicamente individuata nelle radici. Inserendo le radici sotto l’epidermide dell’uomo, come metafora della sua anatomia, si scopre la sua primigenia identità: la radice unisce l’uomo all’animale impagliato e questo prende vita, tanto da sembrare più vivo della figura stessa. Simbolicamente questo rappresenta il riconoscimento del principio naturale che unisce nel profondo gli esseri viventi, che siano piante, uomini o animali.
Le immagini cercano di afferrare un brandello di questo principio, ma resta sempre un margine di “non definizione” perché le figure si muovono in una dimensione ipnagogica, dove l’emozione del riconoscimento può essere razionalmente colta solo in alcune sfumature.




Roberto Kusterle

Roberto Kusterle vive e lavora a Gorizia, dove è nato nel 1948.
Negli anni settanta si dedica alla pittura e alle installazioni, mentre l’interesse per la fotografia nasce nel decennio successivo, focalizzandosi sulla rappresentazione della figura umana in rapporto con la natura. Le immagini dei temi affrontati raccontano di un tempo irripetibile dove la distanza tra sogno, realtà, uomo, animale e natura si annulla condensandosi in immagini in cui l'espressività diventa tensione etica.
L'uso della fotografia è finalizzato a mantenere viva la tensione tra finzione e realtà e l’approccio dell’artista allo strumento è molto personale: lo scatto rappresenta solo l’ultima azione di un percorso creativo complesso e articolato.
Nel ciclo Riti del corpo (2003) il legame fra l’uomo e il mondo animale è celebrato attraverso il prestito e lo scambio mimetico di occhi, teste, chiome. I corpi sono ricoperti di argilla, d’impronte, riproducono il disegno di un mantello o caratteri alfanumerici, aprendo a una dimensione linguistica familiare e al tempo stesso indecifrabile.
In Avα Χρóvoς” (Anakronos) (2004 – 2006) il raggio d’azione dei soggetti si espande, rivelando i mondi da cui provengono o che plasmano, ciascuno secondo la propria logica. Prati, stagni, alvei di fiumi in secca del paesaggio goriziano diventano teatri fantasmagorici e surreali.
Nel 2009 espone per la prima volta negli Stati Uniti, presentando presso la Wood Lattuada di New York la serie Mutazione silente, nuovamente esposta nel 2011 presso la Garden of the Zodiac Gallery di Omaha (Stati Uniti), in occasione di una personale. È un ritorno alla fotografia in studio, a un’atmosfera intima e raccolta che rende possibile il dialogo muto fra figure femminili ed elementi vegetali, ritratti metafisici intervallati dalla comparsa di fiori torreggianti, composti a loro volta da altri fiori, frutti e foglie.
Il complesso lavoro d’ideazione, ricerca e creazione di veri e propri costumi di scena e set fotografici che si cela dietro ogni opera di Kusterle, riceve un nuovo impulso con l’adozione delle tecniche digitali di elaborazione grafica. Il primo esempio è la serie Mutabiles Nymphae presentata alla Mestna Galerija di Nova Gorica (Slovenia) nel 2010, in cui il mondo marino cinge con garbata eleganza abiti e corpi di ninfe senza tempo.
Con un nuovo cambio di prospettiva, Kusterle dà in seguito forma al ciclo Segni di pietra (2011), esposto dapprima a Spilimbergo (Pordenone) e, nel 2013, alla Galleria Antonio Nardone di Bruxelles. Al consueto uso di argille per siglare il rapporto del corpo umano con la terra, l’artista aggiunge la riproduzione di crepe e fratture sulla pelle, la fusione plastica dei personaggi con l’elemento roccioso fino a creare novelli reperti archeologici. La ricerca continua anche nella serie La struttura delle apparenze (2012), in cui la figura umana è lasciata apparentemente sola: nessun elemento animale o vegetale la completa, la stessa pietra è tornata piedistallo. Le pose lontane da ogni classicismo conferiscono un potere assoluto e misterioso al corpo, che assume sembianze marmoree.
Nelle opere de I segni della metembiosi (2012-2013) torna a scorrere una vitalità onirica e grottesca. La fotografia svela le impalcature e gli innesti che mantengono i protagonisti in equilibrio, nel rapporto metamorfico e simbiotico fra uomo, mondo vegetale e animale, secondo la formula coniata da Giuseppe O. Longo.
Abissi e basse maree, il lavoro più recente di Kusterle, restituisce corpi ricchi di riflessi, di concrezioni minerali, di alghe, di abbracci, in sintonie accordate dalla lunga permanenza sott’acqua. I corpi, custoditi e nutriti dal mare, affiorano trasformati, come di ritorno da un lungo viaggio e l’inquadratura invita a immergersi nel sogno per proseguire oltre i margini dell’immagine.



 


 


 
                     
galleria regionale d'arte contemporanea luigi spazzapan
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mercoledì-giovedì-venerdì 15-19
lunedì-martedì chiuso
ingresso: € 3,°° ridotto: € 2,°°
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