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NATURA E DESIGN NELLE COLLEZIONI GERVASONI: 1882-2015

dal 20 novembre 2015 al 31 marzo 2016

LA MOSTRA DEDICATA ALLA GERVASONI, AZIENDA DI FAMA INTERNAZIONALE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA, OFFRE UN PERCORSO NELLA STORIA AMPIA E ARTICOLATA DI UN’AZIENDA CHE DAL 1882 PROGETTA E REALIZZA SOLUZIONI D’ARREDO, CON LA COLLABORAZIONE DI DESIGNER TRA I PIU’ QUALIFICATI A LIVELLO INTERNAZIONALE E CON LA PASSIONE PER IL BELLO E FATTO AD ARTE CONIUGATO ALLA VITA CONTEMPORANEA.

LE PRIME TRE DOMENICHE DEL MESE DI DICEMBRE SARA' POSSIBILE VISITARE LA GALLERIA E LA MOSTRA DI GERVASONI MEDIANTE PERCORSO GUIDATO.


COMUNICATO STAMPA
Gradisca d’Isonzo, 12 ottobre 2015 - Dopo la mostra dedicata al designer Werther Toffoloni (2013-2014), la Galleria Regionale d’Arte Contemporanea Luigi Spazzapan di Gradisca d’Isonzo prosegue il filone di attività dedicato all’industrial design riferito soprattutto alle eccellenze regionali.
La storia della Gervasoni, azienda di fama internazionale del Friuli Venezia Giulia nata nel 1882, diventa la protagonista di questa nuova esposizione dove i prodotti storici si affiancano alle ultime creazioni, mettendo in risalto l’eccellenza di una produzione in cui le conoscenze dei materiali, dei processi lavorativi e dei meccanismi della comunicazione si uniscono alla cultura del progetto, alla creatività e alla capacità di conquistare il mercato: una visione a tutto campo che coniuga arte e vita contemporanea. La mostra offre un percorso nell’ampia e articolata storia della Gervasoni dai mobili Liberty delle origini alla nuova cifra progettuale razionalista pensata per gli arredi navali commissionati dai Cantieri navali dell’Alto Adriatico. Per proseguire negli anni trenta con le sperimentazioni dell’azienda che, insieme agli architetti Scoccimarro, Midena e Zanini partecipa agli arredi della “Casa dell’aviatore”, una delle costruzioni progettate in occasione della V Triennale. Negli stessi anni Scoccimarro progetta per la Gervasoni un salotto essenziale destinato a rimanere e a rinnovarsi nel tempo (G16), mentre Aloiso crea una ammirevole culla semicilindrica, vero gioiello di design. Superate le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale, l’azienda si rialzerà più forte di prima ottenendo nuovi riconoscimenti alle più qualificate manifestazioni settoriali nazionali ed europee e legandosi al fertile territorio milanese con Georges Coslin e le prime realizzazioni per La Rinascente. Nel 1958 Piero Gervasoni inizia ad affiancare il padre Giovanni portando in azienda una ventata di entusiasmo ed energia. Condividendo con Werther Toffoloni e Piero Palange dello Studio TiPi il gusto per l’essenzialità del design scandinavo, Piero creerà nel 1966 il marchio Germa con l’intento di puntare su una linea capace di interpretare la contemporaneità nel settore dell’arredo. La Germa affiancherà la produzione tradizionale della Gervasoni con una specifica linea di mobili in legno e con le prime ricerche su materiali nuovi come la plastica. Importanti designer firmano la produzione del nuovo marchio, che oltre alle collaborazioni “milanesi” di Carlo Forcolini a Vico Magistretti, si avvale dei contributi dei migliori designer della ragione come Enrico Franzolini o dell’originale Oskar Kogoj. Verso la fine degli anni ottanta, Roberto Lazzeroni, dopo aver lavorato per la Germa, diventa art director della Gervasoni: sono gli anni in cui il mobile di design si è ormai definitivamente affermato sul mercato mondiale e lo “spirito” Germa fa parte ormai integrante della Gervasoni: non avendo più ragione di esistere si estingue nel 1998. Nella seconda metà degli anni novanta l’azienda si arricchisce ancora una volta di nuove energie puntando sulla collaborazione con Paola Navone che diventa art director e principale responsabile delle collezioni. La nuova guida creativa consente all’azienda di raggiungere una nuova visibilità, riconquistata anche sul terreno tradizionale dell’intreccio, scandagliato nei molteplici significati sottesi. Un’innovativa rivisitazione della storia dell’azienda che nel percorso espressivo di Paola Navone si intreccia alle culture altre, all’etnico, alle espressioni dell’arte e dell’artigianato orientale, riconoscendo al contempo la validità del rigore nordico. Grazie alla sua personalità energetica e pragmatica, l’azienda è stata capace di creare con lungimiranza prodotti propositivi “fatti per essere usati”, la cui prassi progettuale semplice e contemporanea dà come risultato delle strutture dal lessico primario, interessanti global tools. La Gervasoni oggi, forte di un’importante storia aziendale che ha saputo unire con maestria tradizione e innovazione, è affermata a livello internazionale con le sue collezioni distribuite in oltre settanta paesi nel mondo e con il 75% del suo fatturato dato dall’export.



La mostra
Il progetto espositivo, ideato e curato da Maravee Project, è una messa in scena dell’intreccio fra storia d’impresa e visionarietà, sapere e saper fare entro l’orizzonte della creatività. Natura e design anela al senso dell’abitare, sollecita l’idea di spazi da vivere all’insegna di quel “bellessere” che sorge quando il quotidiano è animato dalla visionarietà. Un quotidiano che abita le sale della Galleria Spazzapan, trasformate in cinque diverse installazioni ambientali animate dall’intreccio tra prodotti storici e contemporanei. Puntuale la loro destinazione d’uso, che premia la funzionalità: ma è l’innovazione creativa del design di ieri e di oggi che dilata l’immaginazione prefigurando aspirazioni, incontri, segni e pensieri.


Il percorso: Le stanze dell’abitare

Sorseggiando il te
Alla ricerca del tempo perduto… intingendo la madeleine di Marcel Proust nella tazza da tè, ci ritroviamo in un’atmosfera dorata, che anela al prezioso calore della memoria. Quella del salottino in bambù e dell’attaccapanni in malacca e midollo, dove il sapore naturale della lavorazione del vimini si ritrova essenzializzata nella produzione contemporanea dei tavolini/pouf in tronco d’albero sezionato, scortecciato e laccato.
I tavoli del convivio
Mettersi a tavola è preludio a un incontro. Tra profumi, sapori, materie, persone, pensieri, parole.
L’ideale sala da pranzo di Natura e design è un dialogo tra identità forti e contrapposte: calde come il rosso, fredde come il blu, accomodanti come il grigio, riflettenti come il bianco. Caratteri incisivi, nell’intreccio tra malacca e polietilene, che riflette il ponte tra passato e presente; nell’ispirazione a diversi “altrove” e sapori artigianali di antica tradizione, che si mescolano a materiali moderni e contemporanei.

Riflessioni in salotto
Accomodarsi, riflettere, immaginare. Lo spazio del salotto è un luogo in cui perdersi per ritrovarsi. Perdersi nei sentieri del pensiero, metafora dell’intreccio imbottito del poliuretano espanso, che fa il verso contemporaneo allo storico intreccio della poltrona in rattan.
Tutti riflessi – insieme alle scultoree bottiglie in ceramica e alla poltrona dall’avvolgente sapore metallico – nell’argentea atmosfera del pensiero che si moltiplica.

Il candore dei sogni
Tutto rigorosamente bianco, come la vestizione del riposo, della notte che prepara a un altro giorno, svelando il chiarore lattiginoso del sogno. Tutto bianco, nella forza materica del bambù pressato, che fa da sfondo all’essenzialità formale del letto, sul quale i sogni si versano in una cascata di fiori. Tra minimalisti “alberi” sui quali riporre le vesti e fantomatiche lampade in midollino verniciato, che riaffiora al naturale nel giunchino dei ventilatori.

L’erba del vicino
L’erba del vicino è lo spazio tra l’intimità domestica e la relazione sociale. E’ la veranda, il giardino. E’ l’incontro.
Ancora un incontro, come nella sala da pranzo, ma tra sedute dai caratteri diversi. Dalla solenne poltrona in rattan nero, che echeggia i “Salotti svizzeri” dei cataloghi del primo Novecento, alla semplicità rivisitata di quella in midollino. Dall’essenzialità della poltrona anni settanta in legno di faggio curvato, alla magica poltrona dotata d’illuminazione interna.
Un dialogo, ancora, tra storia e contemporaneità, riflesso negli specchi a parete e avvolto nella visionaria atmosfera del verde teso fra natura e innovazione.




Storia dell’azienda 1882-2015

La Premiata Società Friulana per l’Industria dei Vimini (1882-1925)
Nel 1880 circa nasceva a Udine la Società “Rhò e C.” per fabbricare e vendere prodotti di cesteria e mobiletti in vimini: un’industria povera, complementare alle richieste di una società prevalentemente agricola. Nel 1882 l’azienda si trasformò, con atto registrato il 25 marzo presso il Tribunale di Udine, in “Società Friulana per l’Industria dei Vimini”.
L’attività si ampliò aumentando la produzione e l’azienda iniziò a partecipare a importanti manifestazioni nazionali e internazionali distinguendosi e ottenendo diverse onorificenze, diplomi e medaglie.
Dal catalogo del 1911 emerge l’ampia offerta dell’azienda che, in linea con lo stile di vita della “Belle Époque”, proponeva salottini eleganti, mobili per verande e giardini d’inverno, nonché le prime, ed ancora limitate, forniture seriali costituite dalle “Specialità” per alberghi, stabilimenti sanitari e balneari. Sinuose linee liberty e suggestioni orientali caratterizzano gli arredi, che nella mostra sono presenti con un attaccapanni in rattan e midollino e con un delizioso salottino in bambù e rivestimenti in “stuoia chinese” integro in tutti i suoi numerosi elementi.

Giovanni Gervasoni: nasce la Premiata Società Friulana per l’Industria dei Vimini della Martina & Gervasoni
Nel 1925 Giovanni Gervasoni (Udine 1902-1977) rilevò, assieme a Daniele della Martina, l’azienda che fu rinominata “Premiata Società Friulana per l’Industria dei Vimini della Martina & Gervasoni”. Con piglio imprenditoriale Giovanni assunse la direzione della società ampliando la gamma dei materiali impiegati, acquistando nuovi macchinari per la curvatura a vapore del legno e i primi forni di essicazione. La produzione ricevette nuovo impulso e, puntando sulla qualità, si aprì alle esigenze del mercato del dopoguerra allora in piena ripresa. Dal linguaggio della Secessione degli arredi per “giardini d’inverno”, sale da lettura, da fumo, da bigliardo, si approdò ai primi stilemi razionalistici, soprattutto per rispondere adeguatamente alle richieste delle committenze per gli arredi navali che nella seconda metà degli anni venti aprivano un inedito e vasto orizzonte. Giovanni Gervasoni con grande abilità riuscì ad aggiudicarsi importanti appalti per l’arredo dei transatlantici varati dai cantieri di Monfalcone e Trieste nell’età d’oro, tra il 1926 e il 1936, delle “città galleggianti”.
Saturnia, Vulcania, Conte di Savoia, Principessa Giovanna, Ramb III, le polacche Pilsudski e Batory e la svedese Stockholm … sono nomi entrati nella storia delle grandi crociere e la partecipazione nelle forniture d’arredo costituì per la Gervasoni una tappa fondamentale nel processo di rinnovamento e di riorganizzazione dell’azienda chiamata a confrontarsi con la vivacità progettuale e culturale dei cantieri navali dell’alto Adriatico, una realtà produttiva che dalla metà del terzo decennio del secolo si stava imponendo sulla scena mondiale. Il mutamento risulta evidente nei cataloghi della ditta che, fin dai primi anni trenta, assunsero una nuova veste grafica pubblicizzando soprattutto gli arredi navali come segno di qualità, arte e stile.

La Premiata Società Friulana per l’Industria dei Vimini G. Gervasoni & C.
Il sodalizio tra Giovanni Gervasoni e della Martina durò fino agli inizi degli anni trenta, quando Giovanni Gervasoni si associò con Pietro Della Vera, personaggio di grande rilievo dell’imprenditoria veneta, e l’azienda cambiò denominazione diventando “Premiata Società Friulana per l’Industria dei Vimini G. Gervasoni & C”.
Le devastazioni della Seconda Guerra non risparmiano la “Gervasoni & C.” e una bomba caduta sulla fabbrica di via Brenari distrugge metà stabilimento. Nell’immediato dopoguerra la fabbrica viene ricostruita e la produzione riprende affermando il proprio marchio sui mercati nazionali ed esteri. La Gervasoni partecipa anche al riallestimento, effettuato nel cantiere di Monfalcone, del transatlantico Conte Biancamano, la prima unità della rinnovata flotta mercantile italiana. Nel 1954 un grande incendio provoca danni gravissimi allo stabilimento e Giovanni Gervasoni decide di costruire una nuova fabbrica, più grande e più moderna, in via Gervasutta. Una serie di importanti riconoscimenti in fiere d’arredamento italiane e europee consentono all’azienda nel decennio successivo di acquisire una nuova notorietà. In particolare, si rafforza il collegamento con Milano e con il designer svizzero Georges Coslin che inizia la collaborazione con la Gervasoni.

Piero Gervasoni e la Germa
Nel 1958 entra in azienda il giovane Piero Gervasoni, figlio di Giovanni, che affianca il padre fino alla sua scomparsa nel 1977. Con Piero si afferma un modo innovativo di progettare e proporre il mobile e la sua “avventura” inizia con la collaborazione con Werther Toffoloni e Piero Palange, trentenni designer friulani associati nello Studio TiPi costituitosi verso la metà degli anni cinquanta. L’intesa si fondata sulla condivisione di un gusto orientato verso l’essenzialità del design scandinavo, declinato però in forme più calde e mediterranee rispetto ai modelli danesi o svedesi. Il riferimento culturale è quello della “linea italiana” che, negli anni cinquanta-inizi sessanta, si stava tracciando nelle rassegne della Triennale di Milano. L’intento di puntare su modelli capaci di interpretare la contemporaneità nel settore dell’arredo si allontana dal “gusto Gervasoni” e così, accanto alla tipica e tradizionale produzione commerciale dell’azienda, inizia a delinearsi una produzione attenta al design e all’uso di materiali diversi dal rattan e dal midollino. Le diverse esigenze produttive dei nuovi arredi in legno convivono però a fatica con le necessità della linea dell’intreccio e così, nel 1965, accanto alla Giovanni e Piero Gervasoni, Piero affianca la Germa – acronimo di Gervasoni Mobili Arredamento – un’azienda rivoluzionaria nel panorama del settore arredo regionale che produce mobili in varie essenze di legno e conduce le prime ricerche su materiali nuovi come la plastica. Per quasi dieci anni lo Studio TiPi affianca la Germa di cui crea il marchio, cura la grafica dei cataloghi, che si avvalgono delle splendide e innovative immagini di Aldo Ballo, allestisce gli stand per le fiere. Con la scomparsa di Piero Palange (1974), Toffoloni è costretto a ridurre l’impegno con Germa e Piero Gervasoni inizia, seppure con diverso spirito, una collaborazione con lo studio d’architettura milanese di Adalberto Dal Lago. Importanti designer firmano la produzione Germa, che oltre alle collaborazioni “milanesi” di Carlo Forcolini a Vico Magistretti, si avvale dei contributi dei migliori designer della ragione come Enrico Franzolini o l’originale Oskar Kogoj.

Paola Navone art director
Nel 1998 il marchio Germa riconfluisce nella Gervasoni e all’inizio dell’anno successivo Piero Gervasoni, compiendo una scelta inconsueta e coraggiosa nel panorama imprenditoriale non solo regionale, lascia ai figli Giovanni e Michele il ruolo di amministratori delegati dell’azienda, rimanendone presidente.
La Gervasoni punta sulla collaborazione, già iniziata nel 1996, con l’architetto Paola Navone che nel 1998 diventa art director e principale responsabile delle collezioni. Una guida creativa e una visione cosmopolita che consente all’azienda di riconquistare un’inedita visibilità per l’affascinante attualità di prodotti, alcuni dei quali riprendono l’intreccio, ora scandagliato nei molteplici significati sottesi: un nuovo approccio progettuale e imprenditoriale, che riprende con intelligenza la pratica del “fatto a mano” conferendogli effetti originali, senza connotarsi né con reazionarie scelte folkloristiche né con eccentriche svolte di stile etnico-contemporaneo. Per la Gervasoni Paola Navone realizza prodotti che hanno un carattere “sempre molto semplice, molto friendly”: non evocazioni di tematiche coloniale o vintage, ma aspirazioni al viaggio e all’immaginazione coniugate a segni di domesticità, comodità, praticità, impiego ecologico dei materiali con richiami alla purezza modern scandinavian living.





Promotori: Provincia di Gorizia, Comune di Gradisca d'Isonzo, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Gervasoni SpA
Catalogo e mostra a cura di Annalia Delneri
Immagine mostra a cura di Designwork
Installazioni ambientali a cura di Maravee Project, direzione artistica Sabrina Zannier installazioni ambientali Belinda De Vito





Per informazioni stampa
Exist – Francesca Piazzi
Tel. +39 040 2411826 – cell. +39 347 7246116
exist.direzione@gmail.com



 


 


 
                     
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